Una figura mai anacronistica. Sveglia all'alba e mattinate passate negli incroci stradali. Tra mille difficoltà, pioggia o sole cuocente e paghe da fame. Per di più, pagato a cottimo. Che piova o ci sia il sole, a 40 gradi come sotto la neve.
Non parlo di caporalato e campi, ma di un lavoro antico, pieno di passione per chi lo espletava, mentre chi li ascoltava li avvertiva come calorosi e familiari.
Si, perché di voce parliamo, le impetuose urla degli strilloni, che annunciavano per le strade delle nostre città ogni cosa, soprattutto i titoloni dei giornali, in particolare quelli locali.
Un lavoro antico che, anche nell’era dell’informazione digitale aggiornata 24 ore su 24, sembra anacronistico. Ma basta pensare al tasso di analfabetismo che c'era in Italia fino al primo dopoguerra, per capirne la necessità.
Infatti erano, l’attrattiva di chi sapeva leggere che dal titolo decideva se comprare o no il quotidiano, ma allo stesso tempo forniva a chi non era capace un accenno della notizia clou del giornale, utile a fantasticare sul contenuto o addirittura bastevole per venderlo al più sprovveduto avventore che, dopo averlo portato all’amico più preparato, si faceva leggere la notizia.
25/10/2021
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